Introduzione

Riello Giuseppe veronawinetop
Verona è prima in Italia per esportazioni di vino, con una quota sul totale nazionale del 13%. Il valore dell’export nel 2014 ha superato quota 882 milioni di Euro, con una crescita sul 2013 del +1,5%. Il vino rappresenta il 9,3% del totale delle esportazioni veronesi.
La produzione veronese di vino nel 2014 è stata pari a 2,7 milioni di ettolitri. Il 90% del vino è a denominazione di origine (Doc e Docg) o a indicazione di origine protetta (Igp). La nostra provincia vanta quattordici vini Doc e cinque docg, con una quota del 10% sul totale nazionale: frutto di un mutevole ambiente che va dalla pianura sabbiosa, alle colline, dal lago alla montagna. Dall’antipasto al dolce, dall’aperitivo al fuori pasto, bianco, rosso e rosé, fermo o con le bollicine, il vino scaligero è in grado di accompagnare qualsiasi momento della giornata.
I vini presenti in questo portale sono una selezione del panorama vitivinicolo: sono i migliori vini della provincia, quelli selezionati secondo il metodo “Union Internationale des Oenologues” adottato da Assoenologi, l’associazione italiana degli enologi ed enotecnici.
I vini Verona Wine Top 2015 saranno promossi in Italia e all’estero per un anno, fino al prossimo concorso, nel 2016. Fino ad ora abbiamo organizzato per loro degustazioni con buyer, operatori e giornalisti in Italia e all’estero, anche nelle principali fiere internazionali del settore.
In una delle missioni di promozione all’estero organizzata dalla Camera di Commercio di Verona all’estero, abbiamo scoperto che il consumatore straniero acquista il vino di Verona perché gli evoca la nostra terra. Il vino di Verona è il primo ambasciatore del nostro territorio: in una bottiglia è racchiuso il profumo delle colline, la nostra storia romana e medioevale, il sole che rende tanto fertile la nostra pianura e le montagne che incastonano il Lago di Garda. Verona è tutta da bere, ma anche tutta da visitare.
L’auspicio è che questo portale induca i consumatori non solo ad acquistare i nostri vini, ma anche che li incuriosisca talmente da spingerli a visitare il nostro territorio.

Giuseppe Riello, Presidente della Camera di Commercio di Verona

 

Presentazione

Stefania Vinciguerra

di Stefania Vinciguerra

 

Anche questa introduzione, come succede spesso nei libri, è in realtà una conclusione, perché viene redatta ex post, una volta terminato il lavoro, con un occhio sul percorso compiuto.
Il concorso enologico Wine Top e la sua Guida sono ormai un patrimonio consolidato per la provincia di Verona e un formidabile strumento di conoscenza (e di promozione) della sua produzione. Personalmente ricordo il suo esordio, in quanto feci parte della giuria con altri colleghi giornalisti e svariati enologi. All'epoca dirigevo una rivista sul vino che veniva pubblicata a Verona, si chiamava "Euposìa", e sebbene già allora abitassi in Toscana mi sentivo vicina al comparto vinicolo veronese. Fare il giurato al concorso fu un'esperienza interessante che quest'anno ha avuto una sorta di upgrade nella possibilità che ho avuto di assaggiare tutti i vini vincitori della dura selezione. Degustare vini di cui si sa per scontato la qualità non capita spesso anzi, sovente la parte più gravosa del lavoro di noi giornalisti-winewriter (come dicono gli anglosassoni, con una parola che rende perfettamente il concetto di critici-narratori di vino) consiste proprio nel concretizzare in un voto la qualità dei vini, collocandoli in una scala di punteggio quale quella in centesimi, accettata a livello internazionale. Se dico gravoso è perché sappiamo che il nostro giudizio va a collidere col lavoro dei produttori, spesso il lavoro di diversi anni, quindi ogni singolo punteggio va ponderato profondamente, non può essere dato alla leggera.
Ma quando, come in questo caso, il giudizio è stato pronunciato da una giuria, il lavoro da svolgere, il mio lavoro, si è "limitato" all'assaggio e alla descrizione organolettica dei vari vini. E' ovvio che mi sia formata un giudizio personale sui campioni che andavo degustando, ma questo mio giudizio non era in campo e ho cercato di immaginare, man mano che degustavo, qual era la caratteristica di quel vino che aveva colpito i vari giurati al punto di farlo preferire ad altri campioni ugualmente anonimi.
Un esercizio davvero interessante.
Una prima impressione che mi sento di poter condividere è che l'intensità dei profumi svolge un ruolo importante e, accanto ad essa, la sfaccettatura dei diversi aromi, la complessità olfattiva. Stranamente, accanto a questa considerazione peraltro piuttosto scontata, ho notato che non sempre è la tipicità a vincere, quanto piuttosto la nota insolita, quella che fa fuoriuscire un vino dal coro, che lo rende distinguibile in mezzo a centinaia di campioni. La nota mentolata in un piatto di frutta rossa, il cenno pepato nell'insieme floreale, l'ananas tra la frutta nostrana...
Naturalmente anche l'analisi gustativa ha un'enorme importanza e direi che l'elemento che più ha pesato nei giudizi è stata la ricerca dell'equilibrio. In questo, i vini veronesi hanno un indubbio vantaggio. Potremmo quasi dire che sono "naturalmente" equilibrati. Prendiamo per esempio i rossi della Valpolicella: Valpolicella, Ripasso e Amarone, nonché Recioto. In tutti questi vini la componente tannica risulta vellutata e arrotondata, ben integrata nel corpo del vino. L'assenza di spigoli e di durezze rende il sorso molto accattivante e, nell'insieme, ben bilanciato. Con le dovute differenze, sono vini estremamente suadenti, il che spiega il loro enorme successo all'estero, dove spesso i grandi rossi italiani vengono accusati di essere troppo tannici. Indubbiamente, un Nebbiolo o un Sangiovese, da giovani, ancora non offrono quella bocca rotonda che invece la Corvina e i suoi compagni sanno dare fin dalla giovane età.
Ma anche i bianchi, i Soave, i Custoza, i Lugana, nonché l'unico campione di Valdadige che avevo, hanno dalla loro una morbidezza, una "soavità" che bilancia perfettamente quella freschezza indispensabile in ogni vino bianco.
Che dire poi degli spumanti dei Monti Lessini, se non che andrebbero conosciuti di più, visto che l'uva durella ha dimostrato di essere un'ottima base per la spumantizzazione, grazie alla sua notevole acidità.
E ho lasciato in chiusura i vini della denominazione Bardolino, il cui crescente successo degli ultimi anni basta da solo a sottolineare il grande percorso qualitativo svolto dai produttori della zona. Dopo un periodo di sbandamento, la bussola è stata ritrovata e anche questa denominazione viaggia a gonfie vele, mostrando al mercato come sia i rossi che i chiaretti (anche spumanti!) sono vini che offrono una splendida beva.
In conclusione, proprio questa è la chiave di lettura che mi si è offerta al termine dei miei assaggi: i vini veronesi hanno dalla loro la grande capacità di farsi bere che, a mio modo di vedere, resta la maggiore qualità possibile per un vino.
Prosit!